Questo sito ha un supporto limitato per il tuo browser. Ti consigliamo di passare a Edge, Chrome, Safari o Firefox.

Spedizione gratuita a partire da 50€

Scopri tutte le novità Make-up e Skincare!

Erbari del Bellunese: storia, botanica e biodiversità nelle Dolomiti

Nel cuore delle Dolomiti bellunesi, tra rocce millenarie e pascoli d’alta quota, la natura ha sempre parlato attraverso i suoi fiori. Non solo per la loro bellezza struggente e selvaggia, ma per ciò che da secoli rappresentano: sapere, cura, memoria. È proprio da questo dialogo antico tra uomo e pianta che nasce una straordinaria tradizione locale, quella degli erbari del bellunese. Veri e propri archivi della flora dolomitica, che raccontano una storia viva, fatta di osservazione, passione e scienza.

Tra i più antichi esempi di questa tradizione botanica c’è un piccolo tesoro nascosto: il Codex Bellunensis, un erbario botanico risalente alla fine del Quattrocento. Redatto con eleganza e precisione, unisce disegni acquerellati a note in volgare e latino, offrendo uno spaccato sull’importanza attribuita già allora alle piante officinali delle Dolomiti. È un’opera unica che testimonia come, anche in tempi lontani, ci fosse un profondo rispetto per la biodiversità alpina, e per le proprietà curative delle piante.

Codex Bellunensis

Con il passare dei secoli, la raccolta della flora delle Dolomiti ha proseguito il suo cammino grazie a figure come Bernardino Zendrini, sacerdote del Seicento, che raccolse erbe alpine con spirito medico e spirituale. I suoi appunti ci parlano di un tempo in cui la classificazione delle piante era ancora istintiva, e ogni pianta era allo stesso tempo cura e mistero.

L’Ottocento è stato un secolo d’oro per la scienza, e la botanica non ha fatto eccezione. A Belluno e nel Cadore si sono distinti studiosi come Giovanni Zanardini, che contribuì alla grande opera della Flora Veneta, o Luigi De Marchi, naturalista e glaciologo che indagò con rigore la flora dolomitica, anticipando concetti ecologici moderni. Giovanni Angelo Cesari, raccoglitore appassionato, dedicò invece la sua vita a conservare la memoria popolare delle piante medicinali, confermando quanto il sapere erboristico tradizionale locale fosse ancora vivo, anche nell’era dell’industrializzazione.

Nel Novecento, la creazione di raccolte pubbliche ha permesso di valorizzare questo patrimonio. Il Museo Civico di Belluno ha avviato la conservazione di erbari locali, mentre il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha promosso studi e progetti dedicati alla flora alpina bellunese. Ma la vera rinascita è arrivata negli ultimi decenni, grazie all’incontro tra tradizione e modernità.

Codex Bellunensis

Tra i protagonisti più significativi c’è Ernesto Riva, farmacista cadorino che ha dedicato oltre quarant’anni alla raccolta, catalogazione e fotografia delle piante medicinali delle Dolomiti. Il suo Herbarium – Piante medicinali delle Dolomiti, pubblicato nel 2022, è una delle opere più ricche e affascinanti sul tema della biodiversità delle Dolomiti. Con oltre 200 specie documentate, migliaia di immagini e approfondimenti scientifici e culturali, il lavoro di Riva rappresenta un ponte straordinario tra tradizione botanica  e la ricerca scientifica attuale.

Gli erbari del Bellunese non sono solo oggetti da museo. Sono archivi di biodiversità, strumenti per riconoscere le trasformazioni del paesaggio, ma anche testimonianze culturali profonde. Parlano di un rapporto antico con la montagna, dove ogni fiore ha un nome, un uso, una storia. Ci insegnano che la scienza può nascere anche dalla lentezza, dall’osservazione costante, dalla cura. E ci ricordano che, in un mondo che cambia in fretta, fermarsi a riconoscere una pianta può essere un atto rivoluzionario.

Vuoi scoprire altre storie che raccontano il legame tra uomo e natura nel cuore delle Dolomiti? Visita la sezione del magazine dedicata alla Biodiversità e lasciati guidare in un viaggio tra scienza, storia e bellezza naturale.

Carrello

Non ci sono più prodotti disponibili per l'acquisto

Il tuo carrello è vuoto