Quando pensiamo alle api, l’immagine che affiora è quasi sempre la stessa: un alveare abitato da migliaia di operaie, una regina e il miele custodito nei favi. È il mondo dell’ape mellifera, Apis mellifera, la specie che da millenni accompagna la storia dell’essere umano. Ma è soltanto una parte di una realtà molto più vasta.
Che cosa sono gli apoidei
Sul pianeta sono state descritte oltre 20.000 specie di api. Appartengono al gruppo degli Anthophila, compreso nella superfamiglia degli Apoidei. Tutte le api condividono una particolare specializzazione: nel corso dell’evoluzione hanno sviluppato corpi e comportamenti adatti alla raccolta di nettare e polline. I peli ramificati che rivestono molte specie e le strutture utilizzate per il trasporto del polline raccontano una lunga storia di relazione con i fiori.
Non tutte le api vivono in società numerose. La maggior parte delle specie conduce una vita solitaria: ogni femmina costruisce il proprio nido, prepara le celle e vi depone le uova insieme alle riserve di polline e nettare necessarie allo sviluppo delle larve. Altre specie mostrano differenti gradi di socialità; soltanto alcune, come l’ape mellifera, i bombi e le api senza pungiglione, formano colonie organizzate.
Anche i luoghi scelti per nidificare sono diversi. Molte api scavano gallerie nel terreno; altre utilizzano cavità nel legno, steli cavi, pareti friabili o piccoli spazi già presenti nel paesaggio. Esistono specie generaliste, capaci di visitare numerose piante, e specie strettamente legate a pochi gruppi botanici. Per alcune, la scomparsa di una determinata fioritura può significare la perdita della principale risorsa alimentare.

Biodiversità delle api e impollinazione
La biodiversità delle api non è dunque soltanto un numero di specie. È una varietà di dimensioni, colori, cicli vitali, architetture del nido e rapporti con il mondo vegetale. Ogni specie occupa un punto particolare nella trama dell’ecosistema.
Visitando i fiori, le api trasferiscono granuli di polline tra le piante e contribuiscono alla formazione di semi e frutti. Questo scambio sostiene la rigenerazione della vegetazione spontanea, la varietà degli habitat e una parte essenziale della produzione agricola.
Le api sono tra gli impollinatori più efficaci, ma non lavorano da sole. Farfalle, falene, mosche, coleotteri, vespe e, in alcune regioni del mondo, uccelli e pipistrelli partecipano allo stesso processo. Quasi il 90% delle piante selvatiche con fiore e più di tre quarti delle principali colture alimentari dipendono almeno in parte dall’impollinazione animale. La qualità di questo servizio ecologico nasce dalla presenza di comunità diverse, attive in stagioni, ambienti e condizioni differenti.

Apoidei e salute dell’ambiente
Gli apoidei raccontano, con la loro presenza, la salute dell'ambiente in cui vivono. Dove fioriture, aree di nidificazione e connessioni tra habitat si impoveriscono, anche le loro comunità diventano più fragili. Dove il paesaggio conserva varietà e continuità, specie differenti possono trovare risorse lungo l’intero ciclo vitale.
Anche la società dell’ape mellifera esprime una forma di diversità. La colonia comprende una regina, migliaia di operaie e, in alcuni periodi dell’anno, numerosi fuchi. La regina non governa l’alveare: è la principale femmina fertile e ne assicura la continuità riproduttiva. Le operaie cambiano mansione nel corso della vita: puliscono le celle, nutrono le larve, producono cera, costruiscono i favi, trasformano il nettare, regolano il microclima e difendono l’ingresso. I fuchi contribuiscono alla riproduzione e allo scambio genetico tra colonie.
Nessun individuo possiede il progetto completo dell’alveare. L’organizzazione emerge da migliaia di gesti, segnali chimici, contatti e comportamenti coordinati. È un sistema vivente fondato sull’interdipendenza.

Come proteggere le api
Proteggere le api significa conservare insieme le risorse alimentari e i luoghi in cui possano riprodursi. Per sostenerle servono fiori dalla primavera all’autunno, ma anche luoghi adatti a vivere e nidificare: suoli, cavità, siepi, legno e aree poco disturbate. Per questo un prato fiorito è solo una parte del loro habitat.

In questa direzione si muovono gli interventi avviati da Dolomia e Unifarco nel territorio bellunese. Il Parco della Biodiversità, esteso su circa tre ettari, riunisce prati fioriti, piante officinali, siepi, filari alberati, bosco e aree umide. Presso lo stabilimento di Santa Giustina, un ettaro è stato destinato agli impollinatori: 5.000 metri quadrati coltivati a grano saraceno e altri 5.000 a un miscuglio fiorito ad alta diversità. Il progetto comprende inoltre il monitoraggio degli apoidei selvatici nel Parco e nelle praterie prealpine di Lentiai, attraverso osservazioni dirette e campionamenti visivi a basso impatto.
Conoscere quali specie abitano questi ambienti e quali fiori visitano permette di seguire nel tempo l’evoluzione delle comunità. La tutela nasce così dall’incontro tra habitat, osservazione e ricerca. Perché la biodiversità vive nell’equilibrio tra le tante forme di vita e nelle relazioni che le uniscono.
