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Dal fiore alla pelle: le molte storie del miele

Ogni miele comincia da un incontro. Un’ape raggiunge un fiore, raccoglie il nettare e lo porta nel nido. Qui la materia passa più volte da un individuo all’altro, viene arricchita di enzimi e perde progressivamente acqua grazie alla ventilazione e all’evaporazione. Quando raggiunge un adeguato grado di maturazione, viene immagazzinata nelle celle.

 

A cosa serve il miele e la sua composizione

Il miele è la riserva energetica della colonia: una fonte concentrata di carboidrati che sostiene il volo, la termoregolazione dell’alveare e la sopravvivenza nei periodi in cui nettare e fioriture non sono disponibili. Per comprenderlo davvero, occorre partire dalla funzione che svolge per le api.

Dal punto di vista chimico, il miele è una soluzione di zuccheri, costituita principalmente da fruttosio e glucosio e da una percentuale d’acqua. In quantità minori contiene:

  • altri zuccheri e acidi organici
  • enzimi e amminoacidi
  • minerali e polline
  • sostanze aromatiche e composti fenolici.

Non esiste un miele uguale a un altro. Colore, densità, profumo, gusto, composizione e velocità di cristallizzazione cambiano con l’origine botanica e geografica, il clima, la stagione e le modalità di conservazione.  

Dentro ogni miele rimane così una traccia del territorio: le piante incontrate, l’andamento delle fioriture, le condizioni ambientali e il lavoro della colonia.

alveare con api e goccia di miele

 

Differenza tra miele selvatico e miele domestico

Le espressioni “miele selvatico” e “miele domesticonon identificano due categorie scientifiche o due composizioni opposte. Descrivono, piuttosto, contesti differenti di produzione e una diversa relazione tra le api e l’essere umano.

In natura, le colonie di Apis mellifera scelgono cavità protette negli alberi, nelle rocce o negli edifici e costruiscono i favi adattandoli allo spazio disponibile. Il miele che accumulano è destinato interamente alla loro sopravvivenza. È prodotto attraverso gli stessi processi biologici che avvengono in un alveare condotto dall’apicoltore; ciò che cambia è l’ambiente del nido, il grado di autonomia della colonia e l’assenza di gestione umana.

L’ape mellifera, inoltre, non è l’unica ape capace di produrre e conservare miele. Nelle regioni tropicali e subtropicali vivono più di 600 specie di Meliponini, ovvero le cosiddette api senza pungiglione. Formano colonie permanenti e immagazzinano un miele spesso più fluido, umido e dolce-acidulo in piccoli contenitori di cera e resine. Anche altre specie del genere Apis, diffuse soprattutto in Asia, producono miele in nidi molto diversi tra loro. I bombi possono conservare modeste quantità di nettare trasformato, ma non accumulano normalmente grandi riserve per superare l’inverno e non sono considerati produttori di miele in senso comune.

Il miele in natura racconta dunque molte strategie evolutive. La particolarità di Apis mellifera non risiede nell’essere la sola specie a produrlo, ma nella capacità di crearne riserve abbondanti e nella lunga storia condivisa con le comunità umane.

alveare di api con apicoltore Dolomia

 

Allevamento delle api

Nell’alveare domestico — più precisamente, nell’arnia predisposta dall’apicoltore — vive la stessa specie e restano invariati i processi fondamentali: le api raccolgono, trasformano, ventilano e conservano. I telaini mobili permettono però di osservare i favi, controllare lo stato di salute della colonia e prelevare una parte delle riserve senza distruggere il nido.

La colonia viene allevata e accompagnata dall'apicoltore che può proteggerla da alcuni parassiti, sostenerla nei periodi critici e trasferire le arnie seguendo le fioriture. La qualità di questa relazione dipende anche dalla quantità di miele lasciata alle api e dal rispetto dei loro ritmi biologici.

È su questo principio che si fonda il surplus sostenibile: raccogliere soltanto la parte eccedente rispetto alle necessità della colonia. Il miele torna così a essere considerato prima di tutto una riserva vitale delle api e soltanto in seguito una risorsa per l’essere umano.

apicoltore Dolomia con alveare

 

Da miele millefiori di montagna a Miele Origini™

Il percorso di Miele Origini™, l’estratto sviluppato da Dolomia, comincia da un miele millefiori di montagna ottenuto da alveari condotti secondo il principio del surplus sostenibile. Durante l’estate le arnie vengono trasferite in quota, dove le api incontrano fioriture diverse, tra cui lampone selvatico, rododendro e timo. La ricchezza di fioriture dona al miele caratteristiche aromatiche e proprietà uniche.

Il miele viene quindi unito alla mela Bella di Bosco, un’antica varietà coltivata nel territorio montano. Nel Laboratorio della Biodiversità Unifarco, i due ingredienti attraversano una doppia biofermentazione.

  1. Fase enzimatica: in una prima fase, l’azione enzimatica degli enzimi libera componenti presenti nelle strutture più complesse;
  2. Fase fermentativa: nella seconda, la fermentazione trasforma alcune molecole in forme più semplici, stabili e disponibili per la pelle.
miele unito alla mela Bella di Bosco Dolomia

Nasce così Miele Origini™, un estratto cosmetico sviluppato per sostenere la barriera cutanea, favorire l’idratazione, contribuire alla protezione dallo stress ossidativo e accompagnare i naturali processi di riparazione della pelle.

Il miele attraversa in questo modo tre percorsi. In natura è una strategia di sopravvivenza. Nell’apicoltura responsabile diventa una risorsa condivisa, prelevata nel rispetto delle necessità della colonia. Nella ricerca Dolomia si trasforma in un ingrediente cosmetico tracciabile e multifunzionale. A unirli è la stessa origine: un equilibrio tra fiori, territorio, organismi e conoscenze, espressione della ricchezza della biodiversità.

miele nei laboratori Dolomia

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